Istituto Sdn

Tra prestazioni record e apparecchiature d’avanguardia, l’Istituto Sdn è un modello di buona sanità da esportare nel mondo (di Andrea Milanesi)

Sì, è vero, molti pazienti ci dicono che sembra di essere in Svizzera,ma noi siamo molto orgogliosi del nostro marchio “Made in Italy”,e per di più a Napoli». Si chiude così il nostro incontro con Maria Antonia Di Palma, direttore sanitario dell’ Sdn, l’Istituto di Ricerca Diagnostica e Nucleare che ha la sua sede principale in una zona ai limiti del Centro Direzionale, la downtown partenopea, a cinquanta metri dalla linea metropolitana e a pochi minuti dalla stazione ferroviaria e dall’aeroporto.
E in effetti, se da una finestra non si vedesse il Vesuvio e dall’altra la collina del Vomero con il profilo di Castel Sant’Elmo, sarebbe difficile pensare di trovarsi nel cuore di una città che generalmente si guadagna le prime pagine dei giornali per vicende di emergenza rifiuti e malasanità .Ma questa è una storia diversa ed è giusto partire dagli inizi, nei primi Anni Settanta,quando la dottoressa Di Palma era appena nata e quando il professor Marco Salvatore avviava un piccolo studio di diagnostica nucleare che già nel 1978 si guadagnava un record nazionale: essere il primo centro a trasferire le immagini di radiologia e medicina nucleare dal formato analogico a quello digitale, utilizzando l’unico computer compatibile con le apparecchiature dell’epoca, in commercio solo negli Stati Uniti.

«Oggi il focus della nostra attività», spiega Di Palma, «è rappresentato dalla ricerca edalle prestazioni di diagnostica integrata in regime ambulatoriale, che integra la diagnostica“in vitro”, cioè la medicina di laboratorio (dosaggi ematici, esami delle urine,tamponi e così via) e la diagnostica “in vivo”, che esegue le indagini direttamente sul corpo del paziente attraverso esami di radio diagnostica e medicina nucleare (Tac, Risonanzamagnetica, ecografie, Pet, scintigrafie) o di diagnostica multi modale (Tac/Pet eSRm/Pet) tramite apparecchiature ibride di ultimissima generazione».
E su questa sintesi operativa si giocano i numeri dell’Istituto: «Ogni anno registriamo una media di 200 mila prestazioni di diagnostica per immagine e due milioni di prestazioni di laboratorio. Siamo il primo servizio di medicina di laboratorio in Campania e,come spesso accade in questi casi, l’eccellenza richiama mobilità: il 35% dei pazienti di edicina nucleare arriva infatti da ogni parte del Paese, soprattutto dall’Italia centrale e meridionale, ma anche dalle regioni del Nord o dall’estero e di questo, inutile dirlo,andiamo molto fieri...».

Primati europei.

Nelle grandi strutture sanitarie il concetto di “centralità dell’utente”è solitamente un principio filosofico molto vago, più virtuale che reale, ma nella vita quotidiana dell’Istituto Sdn è diventato un obiettivo che si cerca di ottenere attraverso una serie molto precisa di direttive e procedure. «Siamo aperti tutti i giorni dell’anno(tranne Pasqua, Ferragosto e Natale)», continua la dottoressa Di Palma, «dalle cinque del mattino all’una di notte, e intendiamo garantire tempestività e facilità di accesso a qualsiasi tipo di prestazione, al punto che i tempi di attesa non superano mai le 48/72 ore, mentre i referti degli esami possono essere consultati direttamente sul nostro sito web, inviati via fax ed email oppure spediti gratuitamente tramite corriere.
Abbiamo anche realizzato un sistema informativo che, oltre a collegare tra loro in tempo reale le nostre sedi, crea un network sempre aggiornato tra i nostri medici diagnosti, i professionisti di medicina generale e gli specialisti sul territorio, di modo che uno scambio reciproco di informazioni possa fornire il maggior numero possibile di elementi per la valutazione del paziente che viene in tal modo seguito dalla fase di prenotazione a quella di raccolta dei dati anamnestici (provenienti dalla viva voce del paziente o dei suoi familiari, ndr), fino all’informazione che viene utilizzata dal medico curante».Ed è proprio sul fronte della tecnologia applicata che l’Sdn continua a investire le proprie risorse anche in relazione alla sua attività di ricerca; equipaggiato con un parco macchine di Radiologia Diagnostica e di Medicina Nucleare unico nel panorama italiano (che include anche un’unità mobile Tac/Pet in grado di effettuare prestazioni presso ospedali e case di cura sull’intero territorio nazionale), l’Istituto è infatti la prima struttura sanitaria – in Italia e nell’Europa dell’area mediterranea, fino a Belgio e Svizzera – ad avere installato un tomografo ibrido Rm-Pet (il Biograph mMR di Siemens), macchina altamente sofisticata che permette di effettuare contemporaneamente scansioni di tomografia a emissione di positroni (Pet) e di Risonanza magnetica (Rm).

Due esami in uno.

«È sicuramente il fiore all’occhiello della nostra dotazione tecnologica», spiega il dottor Emanuele Nicolai, direttore del Dipartimento di Medicina Nucleare dell’Istituto Sdn, «si tratta di un’unica apparecchiatura in grado di effettuare l’acquisizione simultanea delle due metodiche e di combinarle in una sola immagine,integrando le informazioni ottenute dalla risonanza magnetica (a elevatissimo dettaglio anatomico) e quelle provenienti dalla Pet (sulle alterazioni dei processi metabolici associati alla malattia) unificandole in un unico momento diagnostico».

Realizzare contemporaneamente due esami fino a oggi eseguibili in due diversi momenti comporta non solo un evidente risparmio di tempo e di denaro, ma garantisce pure una più precisa definizione della patologia e di conseguenza la possibilità di diagnosi precoce, come anche la valutazione dell’efficacia dei trattamenti a cui il paziente viene sottoposto.«Gli ambiti di applicazione di questo tipo di esame», prosegue la dottoressa Di Palma,«sono quelli oncologico, neuro-degenerativo e cardiologico. Dal punto di vista clinico è inoltre un valido strumento per personalizzare il più possibile la terapia, monitorarn eil decorso e avere maggiore certezza sul tipo di trattamento da eseguire; nel caso di una lesione tumorale, per esempio, l’esame Pet/Rm indica la perfetta collocazione e l’aggressività di lesioni anche inferiori al millimetro».

Quote rosa al lavoro.

Attualmente l’istituto napoletano è quello che esegue più esami Pet/Rm al mondo (una media di 5 al giorno) e i risultati delle sue indagini rappresentano la materia prima per l’attività scientifica della Fondazione Sdn per la Ricerca e l’Alta Formazione in Diagnostica Nucleare, primo e unico Irccs (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) italiano per la Diagnostica Integrata.
«La nostra è una realtà molto giovane e dinamica», conclude la dottoressa Di Palma, «con circa 150 dipendenti e 80 collaboratori, per un’età media intorno ai 35 anni; nell’ultimo decennio il trend di assunzione è sempre in crescita e non fa distinzioni di sesso; anzi, ci tengo a dire che la presenza femminile supera il 50% rispetto a quella maschile, e non per quote rosa imposte, ma solo per quote di merito...». Nella Napoli ai confini con la Svizzera può succedere anche questo.