Terna

Con un elettrodotto lungo 105 chilometri, Terna collega e potenzia la rete tra le province di Reggio Calabria e Messina (di Andrea Milanesi)

Neppure Ulisse è riuscito a domare l’ira funesta di Scilla e Cariddi, gli orribili mostri mitologici che terrorizzavano i marinai di passaggio per lo Stretto di Messina.
Di certo non gli mancavano né il coraggio né l’astuzia, ma forse non aveva a disposizione i rilievi geo-morfologici, gli studi ingegneristici e le dotazioni tecnologiche che oggi hanno permesso di realizzare una delle opere infrastrutturali più monumentali, visionarie e innovative mai concepite in ambito energetico .Già, perché mentre le impetuose correnti che agitano il mondo politico non sono mai riuscite a trovare un punto di accordo per un ponte sopra lo Stretto, il Gruppo Terna – primo gestore di rete indipendente in Europa e sesto nel mondo – sta realizzando un ponte(elettrico) sotto lo Stretto di Messina, che unirà la Sicilia e la Calabria, collegando tra loro le province di Messina e Reggio Calabria. In corso di realizzazione, l’elettrodotto rappresenta sicuramente uno dei fiori all’occhiello tra i progetti intrapresi da Terna, che oggi gestisce oltre 63.000 km di linee in alta tensione su tutto il territorio nazionale.

Fondata nel 1999, nel 2004 viene quotata a Piazza Affari e l’anno successivo, con l’unificazione tra proprietà e gestione della rete di trasmissione, nasce Terna Rete Elettrica Nazionale SpA; da quel momento i risultati della società guidata da Flavio Cattaneo sono sempre stati in crescita fino a raggiungere, nel 2012, la cifra record di 1.235 milioni di euro di investimenti.

Autostrada elettrica.

«Una volta ultimato, il nuovo elettrodotto raggiungerà una lunghezza complessiva di 105 chilometri», ci racconta Maria Rosaria Guarniere, ingegnere elettrotecnico responsabile della Funzione Realizzazione della Direzione Ingegneria di Terna Rete Italia. È lei che sovrintende a un enorme cantiere dislocato su più sedi che, tra terraferma, mare e antri delle montagne, impiega mediamente ogni giorno 160 addetti e una punta massima di 90 ditte: «Si tratta di un investimento totale che supera i tre miliardi di euro e di una sfida che riguarda un’area fortemente critica per fenomeni sismici e per dissesti idro-geologici, sottoposta anche a precisi vincoli paesaggistici e ambientali,ma che si prefigge di raggiungere obiettivi di primaria importanza; innanzitutto rafforzare il collegamento elettrico tra la Sicilia e il continente attraverso una doppia terna di linee (cioè da sei cavi, mentre attualmente è garantito da un solo cavo a 380 kV, ndr), una sorta di autostrada elettrica a tre corsie, fondamentale non solo per mettere in sicurezza l’isola ed evitare disservizi sempre più frequenti (dovuti all’età avanzata delle strutture esistenti e a un considerevole aumento dei consumi), ma anche per abbassare il costo dell’energia elettrica in Sicilia, con un risparmio complessivo stimato di oltre 600 milioni di euro all’anno destinato ad alleggerire le bollette di tutti gli italiani».Il ponte elettrico dello Stretto di Messina riveste una rilevanza decisiva anche in relazione alla strategica collocazione geografica della nostra penisola, che rappresenta una corsia preferenziale per il collegamento tra le reti del Nord-Africa e quelle dell’Europa centrale.

Il cantiere “multiplo” è partito nell’estate del 2011 e la chiusura è prevista entro la fine del 2015; fra tratte aeree, terrestri e marine, intervallate dalle quattro stazioni elettriche (presenti a Sorgente e Villafranca in Sicilia, a Scilla e Rizziconi in Calabria), l’elettrodotto vanta già diversi record mondiali che sono ovviamente il vanto dell’ingegner Guarniere: «Abbiamo posato il più lungo cavo sottomarino a corrente alternata al mondo (38 chilometri, che raggiunge i 370 metri sotto il livello del mare), realizzato il più profondo pozzo verticale per cavi ad altissima tensione (300 metri, con un diametro di 7 metri) e il più lungo tunnel orizzontale sempre per cavi ad altissima tensione (scavato per 2,8 km sotto una montagna, a una profondità di 600 metri e con una pendenza del 10%)».

Sicurezza e prestazioni.

Con la realizzazione del nuovo elettrodotto è stato raggiunto anche il più alto livello di tensione in Europa per una stazione elettrica a corrente alternata:550 kV, un traguardo che ha però comportato l’adozione di soluzioni straordinarie dal punto di vista operativo e della gestione della sicurezza. «All’interno delle stazioni intermedie, dove arrivano e ripartono i cavi con le linee portanti dell’impianto», ci spiega l’ingegner Massimo Rebolini, responsabile della Funzione Sviluppo Tecnologie nella Direzione Ingegneria e Sviluppo Rete di Terna Rete Italia, «si trovano i cosiddetti “blindati” realizzati da Siemens, il cuore e il cervello dell’intero elettrodotto; qui sono alloggiati tutti gli strumenti di governo di qualsiasi possibile anomalia dell’apparato, come gli organi di interruzione (da attivare per esempio in caso di corto circuito), di sezionamento (per escludere temporaneamente alcune sezioni dell’impianto), di misurazione dell’energia e di tutti i parametri di tensione e corrente che circolano in questo ambito, il tutto gestibile a livello centrale tramite controllo remoto. Si tratta di una soluzione studiata ad hoc, con tecnologia allo stato dell’arte che ha portato al massimo rendimento in spazi ridotti diquattro volte rispetto alle dimensioni standard di stazioni elettriche come queste, peraltr oprogettate per resistere a un terremoto del 7° grado della Scala Richter.

Come dire, tra gli edifici più sicuri al mondo…».Ma è sul fronte dell’impatto ambientale che Rebolini – autore anche dei rilevamenti tecnici e degli studi di fattibilità dell’intero progetto – ci tiene a sottolineare gli ulteriori sforz icompiuti da Terna: «A fronte della realizzazione di 82 chilometri di nuovi elettrodotti,nelle province di Messina e Reggio Calabria verranno interrati 67 chilometri e demoliti 170 di vecchie linee elettriche, ma anche liberati dal vincolo di servitù 264 ettari di territorio(pari a 350 campi da calcio). Il nuovo impianto consentirà inoltre di evitare emissioni di CO2 in atmosfera per 670 mila tonnellate annue e di risparmiare 10.000 metri quadri di territorio grazie all’impiego (per 20 km del tratto aereo) degli innovativi tralicci “monostelo”,che hanno un impatto visivo ridotto e un ingombro al suolo mediamente inferiore di 15 volte rispetto a quello dei piloni tradizionali tronco-piramidali». E chissà mai che Terna non riesca in futuro a rendere convertibile anche l’energia sprigionata dalle indomabili furie di Scilla e Cariddi…